Migrazione da WooCommerce a Shopify: quando conviene e come proteggere dati e SEO
Aggiornato a settembre 2026.
WooCommerce è ancora tra le piattaforme e-commerce più diffuse al mondo per numero di negozi attivi, e per molti progetti resta una buona scelta. Ma arriva un momento in cui lo store smette di essere “un sito WordPress che vende”: ogni aggiornamento di plugin diventa un rischio, ogni picco di traffico una preoccupazione, ogni nuova funzione un intervento di sviluppo. A quel punto la domanda è precisa: la migrazione da WooCommerce a Shopify conviene, e come si fa senza mettere a rischio ordini, clienti, contenuti e posizionamento?
In questa guida vediamo quando la migrazione ha senso e quando no, cosa succede a ciascun tipo di dato e di plugin, come trattare blog WordPress e abbonamenti, e il metodo in sei fasi con cui in Woow Labs portiamo uno store WooCommerce su Shopify.
In sintesi
- La migrazione conviene quando manutenzione, plugin e hosting assorbono più budget e tempo di quanto valga la libertà di WordPress.
- Non conviene se il business vive di contenuti editoriali complessi, logiche molto personalizzate o un marketplace multi-venditore.
- Il blog è la decisione più sottovalutata: migrarlo su Shopify, lasciarlo su WordPress o separarlo ha effetti diversi su SEO e gestione.
- Gli abbonamenti si migrano mantenendo le carte salvate se il gateway lo consente (Stripe, Braintree, Authorize.net, PayPal con reference transaction) o se le carte si possono esportare verso Stripe.
- Nel 2026 le password non sono più un ostacolo: i nuovi account Shopify funzionano con codice monouso via email.
- Il metodo Woow Labs in 6 fasi, dalla discovery al presidio delle prime 72 ore, rende il rischio misurabile e controllabile, senza pretendere di azzerarlo.
Perché si lascia WooCommerce
I motivi più frequenti:
- manutenzione continua: WordPress, WooCommerce, tema e decine di plugin si aggiornano con tempi diversi, e un aggiornamento può rompere il checkout;
- sicurezza distribuita: ogni plugin è una superficie di attacco e la responsabilità è divisa tra hosting, sviluppatore e merchant;
- prestazioni sotto carico: con cataloghi ampi, molti ordini o picchi da campagne, l’hosting va dimensionato e ottimizzato di continuo;
- evoluzione tecnica obbligata: la direzione di WooCommerce è l’archiviazione ordini HPOS e il checkout a blocchi, con cui molti plugin datati non sono compatibili;
- costi poco prevedibili: licenze annuali dei plugin premium, ore di sviluppo per piccoli interventi, hosting gestito.
Quando è meglio restare su WooCommerce
Shopify non è sempre la risposta. WooCommerce resta la scelta più adatta quando:
- l’acquisizione dipende da un sito editoriale ampio, con tassonomie, autori e formati che il blog di Shopify non replica;
- servono logiche di prodotto o di prezzo fuori standard (prenotazioni complesse, configuratori con regole profonde, abbonamenti con meccaniche particolari) che su Shopify richiederebbero sviluppo custom importante;
- lo store è un marketplace multi-venditore, che Shopify non gestisce in modo nativo;
- il team ha competenze WordPress interne e il costo di manutenzione è già sotto controllo;
- si vuole mantenere un gateway esterno e il fatturato è tale che la fee di Shopify su quei pagamenti pesa più dei risparmi.
C’è anche una via di mezzo per chi vive di contenuti: WordPress resta il sito principale e vende con l’integrazione ufficiale di Shopify per WordPress o con il Buy Button, lasciando a Shopify checkout e ordini. Si mantengono editor e flussi editoriali, al prezzo di un’esperienza di navigazione meno integrata.
Negli altri casi la migrazione tende a ridurre il costo totale e il tempo speso sulla tecnologia, ma va verificato sui numeri. Per un confronto più ampio tra piattaforme vedi qual è la migliore tecnologia per un e-commerce.
TCO: quanto costa davvero WooCommerce rispetto a Shopify
Il software WooCommerce è gratuito; il sistema che lo fa funzionare no. Il confronto va fatto sul Total Cost of Ownership a tre anni, cioè sulla somma di tutti i costi di possesso.
| Voce | WooCommerce | Shopify |
|---|---|---|
| Piattaforma | Plugin gratuito, hosting gestito da dimensionare | Con fatturazione annuale: Basic 19 €/mese, Grow 56 €, Advanced 289 €, Plus da 2.100 €; oltre certe soglie di fatturato Plus prevede una componente variabile |
| Pagamenti | Commissioni del gateway | Shopify Payments: carte online da 1,9% + 0,25 € (Basic) a 1,4% + 0,25 € (Plus). Con un gateway esterno si aggiunge una fee Shopify dal 2% allo 0,2% |
| Estensioni | Licenze annuali dei plugin premium | Abbonamenti mensili alle app |
| Manutenzione | Aggiornamenti di core, plugin e PHP, test di compatibilità, sicurezza | Manutenzione del tema e delle integrazioni |
| Prestazioni | Hosting, cache, CDN, ottimizzazione del database | Infrastruttura inclusa, ottimizzazione di tema e app |
| Rischio | Conflitti tra plugin, vulnerabilità, fermi | Limiti di piattaforma, crescita dei costi app |
Con Shopify Payments attivo, PayPal Express, contrassegno e bonifico non pagano la fee per gateway esterni. Dal lato WordPress, invece, spariscono senza sostituto molti plugin infrastrutturali: cache, sicurezza, backup, invio email SMTP. È spesso la voce di risparmio più concreta.
Il confronto onesto include anche le ore interne: quante volte al mese qualcuno del team si occupa di un problema tecnico invece che di catalogo, campagne o clienti. Per il dettaglio delle voci ricorrenti su Shopify vedi quanto costa gestire un e-commerce Shopify nel 2026.
Cosa determina il costo della migrazione
Il preventivo di una migrazione da WooCommerce a Shopify dipende poco dal numero di prodotti e molto da questi fattori:
- plugin da sostituire: ognuno richiede un’app, uno sviluppo o la decisione di eliminarlo;
- abbonamenti attivi: gateway, numero di contratti, regole di rinnovo;
- blog e contenuti: quanti articoli, quanto è ricco il loro formato, se il blog resta su WordPress;
- lingue e mercati: traduzioni da migrare e redirect per ogni lingua;
- integrazioni: gestionale, magazzino, corrieri, fatturazione, email marketing;
- tema: tema esistente adattato oppure progettato su misura;
- storico: quanti anni di ordini portare su Shopify e quanti lasciare in archivio.
Una stima seria arriva dopo la fase di discovery, quando questi elementi sono censiti.
Migrazione da WooCommerce a Shopify: cosa succede a dati e plugin
Uno store WooCommerce è fatto di dati nativi più tutto quello che i plugin hanno aggiunto negli anni. Nel nostro metodo questo censimento è il cuore della Fase 1: ogni dato e ogni plugin riceve una destinazione.
Catalogo e contenuti
| In WooCommerce | In Shopify | Cosa decidere |
|---|---|---|
| Prodotti variabili | Prodotti con varianti: massimo 3 opzioni, fino a 2.048 varianti | Contano solo gli attributi usati per le variazioni: oltre tre si divide in prodotti collegati (Combined Listings su Plus, o app) |
| Variazioni con valore “Qualsiasi” | Varianti esplicite, una per combinazione | Il numero di varianti può crescere molto: verificarlo prima |
| Attributi informativi (materiale, composizione) | Metafield e filtri con l’app Search & Discovery | Definire tipo e valori ammessi |
| Marchi (tassonomia Brand, nel core da WooCommerce 9.6) | Campo Fornitore (vendor) e collezioni per marca | Reindirizzare gli archivi /brand/nome/ |
| Prezzi in offerta con date programmate | Prezzo e prezzo di confronto | Gli sconti automatici hanno date di inizio e fine; programmare il prezzo di confronto richiede un’app, coordinata con gli obblighi Omnibus |
| Testo alternativo delle immagini | Testo alternativo dei media | Verificare che lo strumento di migrazione lo trasferisca |
| Prodotti raggruppati e bundle da plugin | App Shopify Bundles o app dedicate | Verificare lo scarico di magazzino dei componenti |
| Add-on e campi personalizzati prodotto | Metafield, proprietà della riga d’ordine o app | Distinguere i dati descrittivi dalle scelte del cliente |
| Campi ACF o meta personalizzati | Metafield e metaobject | Definire il tipo di ogni campo prima dell’import |
| Categorie annidate e tag | Collezioni (manuali o automatiche per tag) e menu | La gerarchia si ricostruisce nei menu di navigazione |
| Classi di imposta (4%, 5%, 10%) | Categorie prodotto e override fiscali di Shopify | Verificare le aliquote con ordini di prova |
| Titoli e meta description di Yoast o Rank Math | Campi SEO di prodotti, collezioni e pagine | Risolvere le variabili come %%title%% prima dell’import |
| Traduzioni WPML o Polylang | Markets con Translate & Adapt o app dedicate | Esportare per lingua e reimportare |
Clienti, ordini e funzioni
| In WooCommerce | In Shopify | Cosa decidere |
|---|---|---|
| Utenti clienti e ordini da ospite | Clienti Shopify, uno per email | Unire i duplicati; nessuna password da migrare |
| Ordini, anche con HPOS | Ordini storici importati | Estrarre via API e importare con le notifiche disattivate |
| Coupon | Codici sconto e sconti automatici | Riscrivere le regole complesse |
| Listini per ruolo o grossisti da plugin | Shopify B2B: aziende, cataloghi, termini di pagamento | Dal 2 aprile 2026 disponibile anche su Basic, Grow e Advanced, con massimo 3 cataloghi |
| Recensioni (commenti WordPress o plugin) | App di recensioni (per esempio Judge.me) | Importarle con l’importer dell’app o con servizi di migrazione |
| Abbonamenti (WooCommerce Subscriptions) | Shopify Subscriptions o app di abbonamento | Vedi la sezione dedicata |
| Gift card e credito cliente da plugin | Gift card e credito cliente nativi | Importare i saldi residui |
Alcuni plugin ricorrenti e la loro destinazione tipica: la ricerca avanzata (come FiboSearch) diventa l’app Search & Discovery o un’app di ricerca; newsletter e automazioni (Mailchimp, MailPoet) passano a Klaviyo o Shopify Email; wishlist, loyalty e popup trovano un’app equivalente; i dati strutturati di Yoast vengono gestiti dal tema e dalle app. L’obiettivo della Fase 4 è evitare di sostituire trenta plugin con trenta app.
Gli strumenti di migrazione
- Store Migration di Shopify: gratuita ma ancora in accesso anticipato, disponibile solo per alcuni store e da desktop, importa solo i prodotti dal CSV di WooCommerce. I clienti si caricano con l’import CSV nativo di Shopify, dopo aver adattato l’export.
- Matrixify, LitExtension, Ablestar: sono gli strumenti che Shopify indica per gli ordini storici. Matrixify legge direttamente le API di WordPress e WooCommerce e trasferisce prodotti, clienti, ordini, coupon, articoli, pagine e campi personalizzati, generando i redirect; non trasferisce le recensioni, che si importano con l’app scelta o con servizi come LitExtension.
- Sviluppo dedicato sulle API di Shopify: per dati molto personalizzati o volumi alti.
Nessuno strumento migra tema, plugin o impostazioni di pagamento e spedizione: quella parte si progetta.
Attenzione a HPOS (High-Performance Order Storage, le nuove tabelle ordini di WooCommerce): se lo store le usa senza sincronizzazione con le vecchie tabelle, in wp_posts restano solo segnaposto e gli strumenti che leggono da lì vedono ordini incompleti. Per questo estraiamo gli ordini tramite le API REST di WooCommerce, compatibili con entrambi i modelli.
Il nodo del blog WordPress
Per molti store WooCommerce il blog porta una parte importante del traffico organico. Le strade sono tre, e la scelta va fatta nella Fase 1.
| Opzione | Vantaggi | Limiti |
|---|---|---|
| Migrare il blog su Shopify | Un solo dominio e un solo sistema, link diretti ai prodotti | Editor meno flessibile di Gutenberg, niente categorie native (si usano i tag), URL /blogs/nome-blog/articolo |
Tenere WordPress su un sottodominio (blog.dominio.it) | Si mantengono editor, plugin SEO e flussi editoriali | Due piattaforme da mantenere, analytics su due host, tutti gli URL del blog cambiano comunque |
| Architettura headless o reverse proxy | Contenuti e store sotto lo stesso dominio con strumenti diversi | Costo di sviluppo e manutenzione più alto, da valutare solo con volumi importanti |
| WordPress come sito principale con checkout Shopify | Editor e flussi editoriali invariati, ordini e pagamenti su Shopify | Due sistemi e un’esperienza di navigazione meno integrata |
Per la maggior parte degli store che seguiamo la migrazione su Shopify è la scelta più sostenibile, a patto di riprogettare i contenuti ricchi con sezioni e metaobject invece di incollare HTML. Il sottodominio ha senso quando il blog è un vero prodotto editoriale con una redazione dedicata.
Abbonamenti: la parte da progettare con più cura
Chi usa WooCommerce Subscriptions ha clienti con rinnovi automatici e carte salvate presso il gateway. L’obiettivo è continuare a incassare senza chiedere al cliente di reinserire la carta.
La migrazione richiede Shopify Payments attivo e uno store idoneo, e si esegue tramite l’app di abbonamenti scelta: Shopify Subscriptions o app che offrono servizi di migrazione dedicati. Le API di Shopify consentono di migrare i metodi di pagamento salvati da quattro gateway:
- Stripe: solo carte di credito; gli abbonamenti pagati con addebito SEPA vanno riattivati;
- Braintree: carte e Apple Pay, non PayPal né Google Pay;
- Authorize.net: con ID del profilo cliente e del metodo di pagamento;
- PayPal Express: solo se il conto supporta le reference transaction, cioè gli addebiti ricorrenti autorizzati con un accordo di fatturazione PayPal.
Con Stripe e Braintree il gateway di origine resta collegato come gateway secondario per i contratti esistenti, mentre i contratti nuovi o modificati passano su Shopify Payments. Durante la migrazione va sospesa la fatturazione sul vecchio sistema, per evitare doppi addebiti. Se i rinnovi vivono direttamente su PayPal (abbonamenti gestiti da PayPal e non da WooCommerce), la situazione va verificata in discovery.
Con altri gateway si può chiedere al processore attuale di esportare i dati delle carte verso Stripe, con una procedura conforme agli standard PCI, e poi migrarli. Se non è possibile, i clienti dovranno reinserire il metodo di pagamento: servono una comunicazione dedicata e un incentivo, e va messo in conto un tasso di abbandono.
SEO: da /prodotto/ a /products/
WooCommerce permette di personalizzare molto gli URL, Shopify no. Nella Fase 2 costruiamo la mappa completa dei redirect partendo da queste trasformazioni tipiche:
| URL WooCommerce | URL Shopify |
|---|---|
/prodotto/nome/ (in inglese /product/nome/) | /products/nome |
/categoria-prodotto/padre/figlia/ | /collections/figlia |
/negozio/ | /collections/all oppure una pagina dedicata |
/nome-articolo/ o /2024/05/nome-articolo/ | /blogs/news/nome-articolo |
/nome-pagina/ | /pages/nome-pagina |
Mantenere gli stessi slug dove possibile riduce il lavoro, ma i redirect servono comunque. Quelli nativi di Shopify sono uno a uno, senza caratteri jolly, fino a 100.000 (20 milioni su Plus), e scattano solo se il vecchio percorso restituisce 404.
Attenzione alla base /shop/: Shopify non consente redirect da URL che iniziano con /shop. Se lo store usa la pagina negozio predefinita in inglese o le basi prodotto “Base del negozio” (/shop/nome-prodotto/), quegli indirizzi vanno gestiti a monte, per esempio con regole su Cloudflare davanti a Shopify. La scelta si fa nella Fase 2.
Oltre a prodotti, categorie, articoli e pagine vanno considerati:
- URL con parametri: Shopify avverte che i redirect con query string possono non funzionare come previsto. I permalink semplici (
?p=123) puntano alla home, che non restituisce mai 404, quindi un redirect nativo non scatta. Variazioni (?attribute_pa_colore=rosso), permalink semplici e filtri si gestiscono con regole a livello di CDN o si lasciano decadere se non hanno traffico; - archivi di tag, autori e date, spesso indicizzati senza valore: si reindirizzano solo quelli con traffico o link;
- URL delle immagini in
/wp-content/uploads/che portano traffico da Google Immagini; - dati strutturati: prodotto, breadcrumb e recensioni devono tornare validi dopo il cambio di tema e di app;
- link interni negli articoli, da riscrivere verso i nuovi URL invece di affidarsi ai redirect;
- feed di Merchant Center: con l’app Google & YouTube di Shopify cambiano gli ID prodotto, quindi lo storico per prodotto in Shopping e Performance Max riparte. Un’app di feed che consenta ID personalizzati può riprodurre quelli usati finora: la decisione si prende nella Fase 2, con chi gestisce le campagne.
Clienti e account senza password
Shopify non consente di importare password o i loro hash, quindi nessuna password di WordPress passa sul nuovo store. Nel 2026 però il problema è quasi scomparso: dal 26 febbraio 2026 gli account cliente “legacy” con email e password sono deprecati e non sono più disponibili per i nuovi store. I nuovi account usano email e codice monouso: il cliente inserisce l’indirizzo, riceve un codice e ritrova lo storico ordini importato.
Restano da gestire i consensi marketing (da migrare con il loro stato e la loro origine), i duplicati tra utenti registrati e acquisti da ospite, e una comunicazione che spieghi il nuovo accesso.
Specificità italiane
Fatturazione elettronica. Su WooCommerce è comune avere un plugin per codice fiscale e partita IVA e un collegamento a un servizio di fatturazione. Su Shopify serve un servizio o gestionale che generi la fattura e la invii allo SDI: Shopify da solo non lo fa. Per gli indirizzi italiani il checkout mostra già due campi nativi, codice fiscale e PEC, ma sono facoltativi, non validati e non comprendono partita IVA e codice destinatario. Da febbraio 2026, con Shopify Tax, si può attivare un campo per la partita IVA dell’Unione, validato e pensato per l’inversione contabile, utile soprattutto per le vendite B2B verso altri Paesi UE. Le estensioni che aggiungono altri campi nelle fasi del checkout sono riservate a Plus: sugli altri piani i dati mancanti si raccolgono con un’app nel carrello o dopo l’acquisto, oppure con i profili aziendali B2B per i clienti business.
Pagamenti. Shopify Payments in Italia include carte, Apple Pay, Google Pay e Shop Pay, e permette di attivare Klarna e Satispay come metodi locali, senza la fee prevista per i gateway esterni. PayPal si collega come provider separato, Scalapay e altri servizi di pagamento a rate si aggiungono come app. Contrassegno e bonifico diventano metodi manuali; il supplemento per il contrassegno, che su WooCommerce si ottiene con un plugin, su Shopify richiede un’app oppure va eliminato.
Promozioni. Chi comunica sconti deve rispettare la direttiva Omnibus (D.Lgs. 26/2023) e indicare il prezzo più basso degli ultimi 30 giorni. Se su WooCommerce lo faceva un plugin, su Shopify serve un’app.
Spedizioni e resi. I plugin per BRT, GLS, Poste o SDA si sostituiscono con app o piattaforme di spedizione, testate con etichette reali.
Privacy e cookie. La piattaforma di consenso (per esempio iubenda, se già in uso) va reintegrata con le API di privacy di Shopify, in modo che Consent Mode v2 e i pixel rispettino le scelte dell’utente.
Accessibilità. Dal 28 giugno 2025 lo European Accessibility Act si applica ai servizi di e-commerce (recepito in Italia con il D.Lgs. 82/2022), con esenzione per le microimprese: meno di 10 addetti e fatturato annuo o totale di bilancio fino a 2 milioni di euro. La scelta del nuovo tema è il momento giusto per rispettarlo.
Tracking: da GTM nel tema ai pixel di Shopify
Su WooCommerce il tracciamento vive spesso in Google Tag Manager, con un data layer generato da un plugin e script aggiunti alla pagina di ringraziamento. Un nuovo store Shopify usa invece le nuove pagine di ringraziamento e stato ordine (dal 26 agosto 2026 obbligatorie anche per gli store non Plus esistenti), che accettano solo app e pixel personalizzati. GA4, Google Ads, Meta Conversions API e gli altri strumenti vanno ricostruiti con le app ufficiali e gli eventi cliente, e verificati con ordini di prova che devono tornare con lo stesso valore su tutte le piattaforme. Approfondimento in tracking e-commerce nel 2026: GA4, Consent Mode, CAPI e server-side.
Il metodo Woow Labs: la migrazione da WooCommerce a Shopify in 6 fasi
Applichiamo a uno store WordPress e WooCommerce lo stesso framework in sei fasi che usiamo in ogni migrazione a Shopify, consolidato in anni di progetti: ogni fase si chiude con un risultato verificabile prima di passare alla successiva.
Fase 1. Discovery & Audit
Censiamo tutti i plugin attivi e la funzione di ciascuno, i campi personalizzati, i tipi di prodotto, gli abbonamenti, le lingue, il tema e i suoi override, le integrazioni con gestionale, corrieri ed email marketing. Analizziamo il traffico organico di negozio e blog separatamente, gli URL con impression e backlink, le conversioni per canale.
Risultato: inventario funzionale in cui ogni plugin ha una destinazione (nativo, app, sviluppo custom, eliminato) e la decisione sul blog.
Fase 2. Migration Plan
Progettiamo prodotti e varianti, metafield e metaobject per i campi personalizzati, collezioni e menu, Markets per lingue e paesi, strategia per abbonamenti e gateway. Costruiamo la mappa dei redirect per negozio, blog e immagini, e stabiliamo per ogni dato il sistema autorevole.
Risultato: documento di architettura, mappa dei redirect, cronoprogramma e piano di passaggio.
Fase 3. Data Migration
Estraiamo i dati dalle API di WooCommerce e WordPress, puliamo duplicati e campi incoerenti, risolviamo le variabili SEO e trasformiamo tutto nel modello Shopify. Eseguiamo almeno una migrazione di prova completa e la riconciliamo: conteggi per entità, controllo a campione di varianti, prezzi e traduzioni, totali degli ordini storici, saldi di gift card e abbonamenti attivi.
Risultato: report di riconciliazione approvato prima di proseguire.
Fase 4. Funzionalità & App Ecosystem
Per ogni funzione scegliamo tra nativo, app con storico verificabile e sviluppo custom sulle API di Shopify. Qui si risolvono fatturazione elettronica, abbonamenti, recensioni, loyalty, spedizioni, B2B e integrazione con il gestionale (vedi come integrare Shopify con ERP e gestionale di magazzino).
Risultato: store funzionante in sviluppo, con un elenco di app motivato una per una.
Fase 5. QA & Pre-lancio
Acquisti di prova per ogni metodo di pagamento e spedizione, rinnovo di un abbonamento migrato, email transazionali, dati fiscali sull’ordine, aliquote IVA, resi. Scansione di tutti i vecchi URL per verificare i redirect, controllo di sitemap, canonical, dati strutturati e hreflang, Core Web Vitals (LCP, INP, CLS) e accessibilità su mobile.
Risultato: checklist chiusa, decisione condivisa sul lancio (go/no-go) e piano di rollback.
Fase 6. Post Go-Live & Crescita
Nelle prime 72 ore monitoriamo attivamente traffico organico e a pagamento, tasso di conversione, ordini, rinnovi, pagamenti, errori 404, tracking e feed. Nelle settimane successive confrontiamo indicizzazione, posizionamento e conversioni con il periodo precedente e correggiamo i redirect mancanti.
Risultato: report post-lancio e piano di ottimizzazione sui dati reali.
La sequenza di passaggio (fasi 5 e 6)
Il passaggio effettivo dal vecchio al nuovo store, il cosiddetto cutover, si svolge in pochi giorni e segue sempre lo stesso ordine:
- Scegliere una finestra lontana da Black Friday, Natale e saldi, preferibilmente a inizio settimana.
- Abbassare il TTL dei record DNS qualche giorno prima, per rendere rapido il cambio di dominio.
- Congelare aggiornamenti di plugin e modifiche al catalogo nei giorni concordati.
- Eseguire l’ultima migrazione di prova e riconciliarla.
- Sospendere i rinnovi sul vecchio sistema, se si migrano abbonamenti.
- Importare gli ordini generati dopo la prova, insieme a nuovi clienti e giacenze aggiornate, con le notifiche disattivate: né email allo staff né ricevute ai clienti.
- Caricare tutti i redirect e verificarli.
- Puntare il dominio su Shopify senza toccare i record MX (su molti hosting WordPress anche la posta aziendale dipende dallo stesso DNS), poi rimuovere la password dello store e verificare che il certificato SSL sia attivo.
- Mettere WooCommerce in manutenzione appena cambia il DNS e recuperare gli ordini arrivati durante la propagazione.
- Eseguire subito i controlli rapidi sulle funzioni critiche: acquisto, pagamento, email, tracking.
- Inviare la nuova sitemap in Search Console e presidiare errori e ordini.
- Tenere WordPress offline ma archiviato, con backup completo e database consultabile.
Anche una migrazione ben condotta può produrre oscillazioni temporanee del traffico organico. Il metodo serve a renderle contenute e spiegabili.
Tempi indicativi
Come ordine di grandezza, non come preventivo:
- store semplice senza abbonamenti né gestionale: 6-10 settimane;
- store strutturato con blog ampio, più lingue o gestionale: 3-4 mesi;
- store complesso con abbonamenti, B2B e integrazioni multiple: da 5 mesi in su.
La durata reale si definisce dopo la discovery, quando plugin, dati e integrazioni sono mappati.
Domande frequenti
Dipende da plugin da sostituire, abbonamenti, blog, lingue, integrazioni e tema. Il numero di prodotti pesa poco. Una stima attendibile arriva dopo la discovery, quando dati e funzioni sono censiti.
Come ordine di grandezza: 6-10 settimane per uno store semplice, 3-4 mesi con blog ampio, più lingue o gestionale, da 5 mesi in su con abbonamenti e B2B. La durata reale si definisce dopo la discovery.
L’app Store Migration di Shopify importa solo i prodotti. Per clienti, ordini, coupon, articoli e redirect si usano strumenti come Matrixify, LitExtension o Ablestar; le recensioni si importano con l’app di recensioni scelta. Tema, plugin, pagamenti e spedizioni vanno progettati.
Sì, articoli e pagine si migrano con strumenti dedicati e redirect uno a uno. Il blog di Shopify è però meno flessibile di WordPress: se il blog è un vero prodotto editoriale, può convenire mantenerlo su WordPress in un sottodominio.
Sì, con Shopify Payments attivo. I clienti mantengono la carta salvata se il gateway attuale è Stripe (solo carte), Braintree, Authorize.net o PayPal con reference transaction. Con altri gateway si può tentare un’esportazione delle carte verso Stripe; in caso contrario, come per gli addebiti SEPA, i clienti dovranno reinserire il metodo di pagamento.
Le password non si trasferiscono, ma nel 2026 non servono: i nuovi account Shopify funzionano con email e codice monouso, e il cliente ritrova lo storico ordini importato.
Il rischio esiste perché cambiano gli URL di prodotti, categorie e articoli. Mappatura completa, redirect uno a uno, contenuti equivalenti e monitoraggio sono ciò che permette di contenere l’impatto. Una flessione temporanea nelle prime settimane resta possibile e va monitorata.
Nella maggior parte dei casi no. Plus serve per aggiungere campi nelle fasi del checkout, per più di 3 cataloghi B2B o listini per singola azienda, per oltre 100.000 redirect o quando i volumi rendono conveniente la sua tariffa.
Sì. Si puntano su Shopify solo i record del sito (A e CNAME) e si lasciano invariati i record MX della posta, così le caselle aziendali continuano a funzionare.
Il canone è più alto del costo del software WooCommerce, che è gratuito, ma il confronto va fatto sul totale: hosting, licenze dei plugin, manutenzione e ore interne. Per store con molti plugin premium, hosting gestito e interventi frequenti il totale a tre anni può risultare simile o inferiore, ma va calcolato sui numeri del proprio store.
Valuta la migrazione prima di scegliere
Woow Labs segue la migrazione da WooCommerce a Shopify dalla discovery al post go-live: architettura, dati, contenuti, integrazioni, UX, SEO e tracking. Scopri il servizio di migrazione a Shopify, leggi la panoramica sulle sei fasi di una migrazione o confronta questo caso con la migrazione da PrestaShop a Shopify e da Magento a Shopify.
Fonti tecniche
- Shopify Help Center: migrare da WooCommerce
- Shopify Help Center: redirect URL e prefissi riservati
- Shopify Help Center: fee di transazione per provider esterni
- Shopify Changelog: validazione della partita IVA al checkout
- Shopify Help Center: metodi di pagamento di Shopify Payments in Italia
- Shopify Help Center: Shopify Tax nell’Unione europea
- Shopify.dev: migrare i metodi di pagamento degli abbonamenti
- Shopify.dev: estensioni del checkout e piani
- Shopify: piani e prezzi per l’Italia
- Shopify Changelog: limite varianti a 2.048
- Shopify Changelog: account cliente legacy deprecati
- Shopify Changelog: funzioni B2B sui piani non Plus
- Stripe: importazione dei dati delle carte da altri processori
- WooCommerce: Brand nel core dalla versione 9.6
- Matrixify: migrare da WordPress e WooCommerce a Shopify
- Direttiva (UE) 2019/882 sui requisiti di accessibilità

